…al Palio del 2 Luglio 2017 mancano

 

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ALESSIA BRUCHI E LA FOTOGRAFIA DI PALIO: i colori, i brividi e il sudore degli scatti sul tufo


Quello che gira attorno al Palio è tendenzialmente un mondo coniugato al maschile, fatto di un’estetica epica e impetuosa, di passioni sanguigne e viscerali che si traducono spesso in espressioni di potenza, fierezza e senso di appartenenza a un popolo, a testimonianza forse di un’antica ma mai dimenticata reminiscenza di guerrieri orgogliosi e invincibili. Una complessità risolta in quella che potrei definire come una “mascolina senesità”, un modo di essere che non accetta compromessi di nessun tipo, perchè come nel Palio, anche nella vita se arrivi secondo, sei un perdente.

Lo stesso accade nella fotografia di Palio, un ambito quasi esclusivamente riservato agli uomini e per questo, probabilmente un pò scettico verso l’incisività di un obiettivo femminile, che può esser visto come fin troppo “poco resistente” per raccontare l’epopea crescente dei tre giorni che precedono quello del Palio, una giornata lunghissima e densa di ansie ed emozioni, che per i fotografi comincia alle sei di mattina con la messa del fantino in una Piazza del Campo quasi vuota, prosegue con la provaccia e il corteo storico nel sole del primo pomeriggio, la corsa e per finire il giubilo della contrada vittoriosa, il momento forse più impegnativo e fisicamente estenuante di tutte le infinite 96 ore di Palio. Al termine della carriera, infatti, non ci sono scuse, non c’è tempo per cambiare obiettivo e nè per dare un altro settaggio alla macchina, perchè se se stai là nel mezzo, rischi di essere travolta. A fine corsa si deve essere solo indiscutibilmente pronti. Si deve essere forse un pò “arieti da piazza”, si deve avere cioè quella resistenza tipicamente maschile per rimanere con i piedi ben piantati a terra, non venire travolti ma muoversi assecondando l’impetuoso fiume del popolo vittorioso che allo scoppio del mortaretto, si riversa nell’anello di tufo correndo verso il barbero e poi verso il palco dei Giudici, a due passi da te, per poi proseguire verso Provenzano o verso il Duomo. E vi assicuro, per una donna non è facile.

Tuttavia, questa è per me la sfida più bella ed è un brivido che si ripete ogni volta. Adrenalina pura. La passione, l’irruenza, le emozioni agitate sui volti della gente, le lacrime, la gioia, il sudore e l’odore della vita, tutto in pochi scatti, che trovano la loro unicità in ragione del netto contrasto fra la mascolina irruenza paliesca e la mia rotonda sensibilità di obiettivo femminile, probabilmente più intimistico e sottile di quanto possa essere una prospettiva maschile. Scatti concitati, spesso imperfetti, ma densi e sanguigni, scatti tanto faticosi quanto irripetibili, scatti che dopo averli portati a casa mi rendono orgogliosa del lavoro fatto: ritratti  e racconti di palio, che racchiudono in sè l’essenza stessa della senesità.


IL PALIO IN TECHNICOLOR

Tendenzialmente la mia fotografia di palio predilige il colore, con contrasti netti, colori forti e controluce ricorrenti, che imprimono alla foto un ulteriore grado di drammaticità e spettacolarità. In questo tipo di fotografia, di cui curo in maniera quasi maniacale la composizione, la postproduzione è ridotta al minimo, poiché si tratta di scatti già densi di significato e saturi di emozioni. Inoltre, la mia fotografia di palio è generalmente molto corale, focalizzata cioè sulla collettività dell’evento, interpretato come un qualcosa di estremamente partecipato e di ampio respiro. Protagonista è il popolo, motivo per cui faccio largamente uso di obiettivi grandangolari, con focale fissa e non, ma sempre a elevata luminosità, dal 14mm f/2.8 e 14-24mm f/2.8, 17-35mm f/2.8 fino al meno spinto ma molto versatile 24-70 mm, sempre f/2.8.

Poiché credo che ogni tipo di fotografia abbia già in sé la sua natura, fatta eccezione per alcuni scatti che in bianco e nero sanno esprimersi in modo migliore, nella mia opinione, il reportage di palio non può che essere a colori, perché il colore è l’essenza stessa del Palio, l’elemento più importante, senza il quale si perderebbe gran parte del suo significato. Il palio è un esplosione di colore, di passione sanguigna mista a cuore e adrenalina, un qualcosa non certo facile da fotografare, specialmente per una donna, che alla fine della corsa si trova a fronteggiare il fiume in piena del popolo trionfante, che corre in un’unica direzione. Una situazione emozionante quanto concitata, in cui devi sapere esattamente come muoverti, cosa fare o non fare per evitare di farti travolgere ed avere invece la possibilità di scattare l’emozione e la gioia da vicino, talmente vicino che il tuo sudore si mischia con le lacrime e l’orgoglio tutto senese dei contradaioli in festa. Una fotografia emozionale, in cui la tecnica conta sicuramente tanto, ma in cui il cuore e l’anima la fanno da padroni.

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alessia bruchiALESSIA BRUCHI – Fotografo Palio di Siena

Nata a Siena nel Novembre 1977, fotogiornalista, laureata in Comunicazione con un master in Marketing e contradaiola appassionata, proprietaria del FOTOSTUDIO SIENA, nuovo studio fotografico del senese. Profondamente legata alla fotografia di reportage, collabora attualmente come fotogiornalista con diverse testate d’informazione locale tra cui SienaFree.it e Corriere di Siena.

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