...al Palio del 2 Luglio 2020 mancano

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LA MIA FOTOGRAFIA DI PALIO

I Colori, i Brividi e il Sudore degli Scatti sul Tufo

IL PALIO E LA FOTOGRAFIA AL FEMMINILE

Quello che gira attorno al Palio è tendenzialmente un mondo coniugato al maschile, fatto di un’estetica epica e impetuosa, di passioni sanguigne e viscerali che si traducono spesso in espressioni di potenza, fierezza e senso di appartenenza a un popolo, a testimonianza forse di un’antica ma mai dimenticata reminiscenza di guerrieri orgogliosi e invincibili. Una complessità risolta in quella che potrei definire come una “mascolina senesità”, un modo di essere che non accetta compromessi di nessun tipo, perché il Palio è una vita intera e la vita è proprio come ogni palio, in cui se arrivi secondo, sei comunque un perdente.
Lo stesso accade nella fotografia di Palio, un ambito quasi esclusivamente riservato agli uomini e per questo abbastanza scettico e diffidente verso le potenzialità di un obiettivo femminile, che spesso viene visto come fin troppo “poco resistente” per raccontare l’epopea crescente dei quattro giorni del Palio, che culmina con una giornata lunghissima ed estenuante, densa di ansie ed emozioni. Ogni 2 luglio e ogni 16 Agosto infatti, la giornata per i fotogiornalisti comincia alle sei di mattina con la messa del fantino in una Piazza del Campo quasi vuota, prosegue con la provaccia e il corteo storico, sotto il sole di fuoco del primo pomeriggio, una corsa quasi sempre al cardiopalma e per finire il giubilo della contrada vittoriosa, il momento forse più impegnativo e fisicamente massacrante di tutte le infinite 96 ore di Palio. Al termine della carriera, infatti, non ci sono scuse, non c’è tempo per cambiare lente e né per dare un altro settaggio alla macchina, perché se stai là nel mezzo ad esitare, vieni immancabilmente travolta. A fine corsa si deve essere indiscutibilmente pronti. Si deve essere un qualcosa a metà tra un “ariete da piazza”, dotato di quella resistenza e saldezza tipicamente maschile e un “Kamikaze con l’obiettivo” in grado di fronteggiare un fiume tumultuoso di persone e allo stesso tempo essere capaci di scattare l’emozione e la gioia da vicino, talmente vicino da sentirne l’odore, toccare le lacrime e mischiarsi al sudore di chi si porta in contrada il sospirato drappellone.  E vi assicuro, per una donna non è facile. Tuttavia, questa è per me la sfida più bella ed è un brivido che si ripete ogni volta. Adrenalina pura. La passione, l’irruenza, le emozioni agitate sui volti madidi della gente, le lacrime, la gioia e il sudore, tutto in pochi scatti, che trovano la loro unicità in ragione del netto contrasto fra la mascolina irruenza paliesca e la mia rotonda sensibilità di obiettivo femminile, probabilmente più intimistico e sottile di quanto possa essere una prospettiva maschile. Scatti concitati, a volte imperfetti, ma densi e sanguigni, scatti tanto faticosi quanto irripetibili, scatti che dopo averli portati a casa mi rendono orgogliosa del lavoro fatto: ritratti e racconti di palio, che racchiudono in sé l’essenza stessa della più ancestrale senesità. Una fotografia impetuosa ed emozionale, in cui la tecnica e il self control contano sicuramente tanto, ma in cui il cuore e l’anima la fanno da padroni.

IL PALIO IN TECHNICOLOR

Proprio come alcuni tipi di fotografia che per loro natura trovano la loro migliore espressione in bianco e nero, credo che invece la fotografia di palio non possa che essere a colori, perché il colore è l’essenza stessa del Palio, l’elemento più importante, senza il quale si perderebbe gran parte del suo significato. Il Palio è esso stesso colore, il colore delle contrade, il colore dorato del tufo che riveste con il suo abito migliore l’anello della Piazza del Campo, il colore delle emozioni più forti e totalizzanti.  La mia fotografia di palio è quindi senza dubbio a colori, con contrasti netti, tinte forti e controluce ricorrenti, che imprimono alla foto un ulteriore grado di drammaticità e spettacolarità. Un tipo di fotografia in cui curo in maniera quasi maniacale la composizione degli spazi e l’armonicità delle forme, in cui al contrario la postproduzione è ridotta al minimo, poiché si tratta di scatti già densi di significato e saturi di emozioni, che non hanno certo bisogno di effetti speciali. Per quanto riguarda l’attrezzatura tecnica, da anni utilizzo l’ammiraglia Nikon D5, un corpo macchina di certo pesante ma decisamente performante e robusto, in grado di assicurarmi prestazioni ottime in termini di ISO, velocità di MAF e di scatto, ma anche di reggere il colpo di situazioni limite come quelle di un “giubilo” della contrada vittoriosa in Piazza.
Sebbene il Palio di Siena sia un evento molto impegnativo da seguire fotograficamente e richieda di essere il più leggeri e agili possibile, lavorando preferibilmente per questo motivo un solo corpo macchina, trovo arduo utilizzare solo la mia D5 e a volte esco anche con la mia Nikon D850, su cui monto solitamente una lente grandangolare. Con questo assetto sono però molto pesante e a fine giornata la mia schiena ne risente. Ma trovo molto limitante lavorare per comodità con un solo tele obiettivo che copra quasi tutte le focali, come il versatilissimo ma di certo poco luminoso Nikkor 28-300, che se la cava quasi degnamente durante le ore della mattina, ma si rivela improponibile durante la sera, vista la sua apertura f/3,5 – 5,6. 
Anche se decisamente più pesante, alla “Mossa” prediligo l’intramontabile 70-200 2.8, che mi assicura l’incisività del soggetto a fuoco e dietro uno sfocato molto morbido e piacevole, sia con una luce ottimale ma anche in una situazione di luce scarsa. Le foto dei cavalli in corsa sono per questo quasi sempre spettacolari già in macchina, per cui necessitano davvero di pochissima postproduzione. Inoltre, poiché la mia fotografia di palio è generalmente molto corale e focalizzata sulla collettività dell’evento, nei momenti in cui il popolo diventa il protagonista faccio largamente uso di obiettivi grandangolari ad elevata luminosità, dal 14-24mm f/2.8, 17-35mm f/2.8 fino al meno spinto ma molto versatile 24-70 mm, sempre f/2.8. Prossima sfida forse utilizzare le piccole mirrorless, sulle cui qualità non ho dubbi, ma un po’ perplessa per quanto riguarda il loro impiego in un tipo di fotografia come quella del Palio.

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ALESSIA BRUCHI FOTOGRAFO PALIO DI SIENA

ALESSIA BRUCHI FOTOGRAFIA

Fotografo Palio di Siena

Nata a Siena nel Novembre 1977, giornalista e fotoreporter, una laurea in Comunicazione e un master in Marketing, contradaiola appassionata, proprietaria del FotoStudioSiena, un piccolo spazio sempre aperto a nuove idee e a collaborazioni. Profondamente legata alla fotografia di reportage e a quella legata al mondo del Palio, collabora attualmente come fotogiornalista con diverse testate d'informazione locale e nazionale, tra cui SienaFree.it e Corriere di Siena.

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PALIO TAKEN FROM THE TUFF

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CUPS OF COFFEE

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THE TIMES I HAVE SEEN WINNING MY CONTRADA

HEARTBEAT